Salta il mediatore De Mistura
La “fase nuova” annunciata ieri mattina dal ministro degli Esteri Federica Mogherini e da quello della Difesa Roberta Pinotti sulla questione dei nostri Marò detenuti da più di due anni in India è fatta di molte parole e due fatti. Parlavano davanti alle commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato, i due ministri, e hanno lanciato una nuova strategia di “internazionalizzazione” della questione dei Marò – che è cosa buona, ma per ora è un proposito che ha la stessa concretezza dei tentativi risibili fatti dagli ultimi due capi della Farnesina, Emma Bonino e Giulio Terzi, di coinvolgere la comunità internazionale e l’occidente sul tema.
14 AGO 20

La “fase nuova” annunciata ieri mattina dal ministro degli Esteri Federica Mogherini e da quello della Difesa Roberta Pinotti sulla questione dei nostri Marò detenuti da più di due anni in India è fatta di molte parole e due fatti. Parlavano davanti alle commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato, i due ministri, e hanno lanciato una nuova strategia di “internazionalizzazione” della questione dei Marò – che è cosa buona, ma per ora è un proposito che ha la stessa concretezza dei tentativi risibili fatti dagli ultimi due capi della Farnesina, Emma Bonino e Giulio Terzi, di coinvolgere la comunità internazionale e l’occidente sul tema. Il rientro in India dell’ambasciatore Daniele Mancini, che l’Italia aveva ritirato lo scorso febbraio in segno di protesta e che oggi dovrebbe gestire la fase internazionale, sarà da giudicare in base ai risultati ottenuti.
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Così della “fase nuova” annunciata da Mogherini e Pinotti resta un principio importante, quello del rifiuto della giurisdizione indiana, non sempre promosso dalla Farnesina, e due novità. La prima, già anticipata, è la minaccia al ricorso dell’arbitrato internazionale obbligatorio nel caso in cui un “exchange of views” promosso in questi giorni con le autorità indiane fallisse. L’arbitrato obbligatorio non richiede il consenso di entrambe le parti in causa (consenso che dalle autorità di Delhi non arriverà, soprattutto se dalle elezioni in corso in queste settimane uscirà vincitore il candidato nazionalista Narendra Modi) e potrebbe favorire l’affidamento del caso a un tribunale internazionale imparziale, ma allungherebbe le procedure e presenta ancora molte incognite. Poi c’è il licenziamento del commissario Staffan de Mistura, un sempreverde della diplomazia nominato circa un anno fa e tra gli artefici della strategia quietista che ha portato la vicenda dei Marò a dilungarsi ben oltre ogni limite conveniente. Da sottosegretario De Mistura ha raggiunto l’accordo sbagliato che ha rimandato in India i Marò nel 2013, da commissario è stato spesso più impegnato a difendere il proprio operato in patria che a ottenere risultati a Delhi. Sarà sostituito da un collegio di esperti. “Servono figure nuove”, ha detto Mogherini. Ha ragione.
Così della “fase nuova” annunciata da Mogherini e Pinotti resta un principio importante, quello del rifiuto della giurisdizione indiana, non sempre promosso dalla Farnesina, e due novità. La prima, già anticipata, è la minaccia al ricorso dell’arbitrato internazionale obbligatorio nel caso in cui un “exchange of views” promosso in questi giorni con le autorità indiane fallisse. L’arbitrato obbligatorio non richiede il consenso di entrambe le parti in causa (consenso che dalle autorità di Delhi non arriverà, soprattutto se dalle elezioni in corso in queste settimane uscirà vincitore il candidato nazionalista Narendra Modi) e potrebbe favorire l’affidamento del caso a un tribunale internazionale imparziale, ma allungherebbe le procedure e presenta ancora molte incognite. Poi c’è il licenziamento del commissario Staffan de Mistura, un sempreverde della diplomazia nominato circa un anno fa e tra gli artefici della strategia quietista che ha portato la vicenda dei Marò a dilungarsi ben oltre ogni limite conveniente. Da sottosegretario De Mistura ha raggiunto l’accordo sbagliato che ha rimandato in India i Marò nel 2013, da commissario è stato spesso più impegnato a difendere il proprio operato in patria che a ottenere risultati a Delhi. Sarà sostituito da un collegio di esperti. “Servono figure nuove”, ha detto Mogherini. Ha ragione.